“Luce rubata al giorno”: essere una famiglia nonostante tutto

Questa è la storia di Diego e Olmo, due fratelli legati da un amore profondissimo ma alle prese con demoni troppo grandi da combattere, e di Nonno Aime, un uomo burbero che cerca disperatamente di tenere insieme i pezzi della sua famiglia. Questa, però, è soprattutto la storia di quei mesi trascorsi nella baita comprata dai genitori poco prima di morire e di quell’estate che ha cambiato per sempre il corso delle loro esistenze.

“Impara a fidarti di chi ti ama. È la lezione più difficile che la vita t’insegna”.

Olmo ha solo tredici anni e una grande passione per il modellismo, per quei pezzi che s’incastrano alla perfezione mentre nella sua vita non c’è più niente che segua uno schema. È ancora lì intento ad elaborare il lutto quando vede suo fratello perdersi sempre più in sé stesso, nelle proprie ansie e inquietudini, nella rabbia. La lucidità di Diego, infatti, sta svanendo sempre più velocemente mentre si isola in un mondo in cui il fratello e il nonno non possono raggiungerlo sebbene farebbero di tutto pur salvarlo e tenerlo stretto a loro. È proprio in un momento di crisi molto intensa che i tre decidono di trasferirsi nella baita di famiglia con la speranza che andare in un posto tranquillo, immerso nella natura possa in qualche modo aiutare Diego a stare meglio.

Un’estate che sembra quindi essere un nuovo inizio per i due fratelli: nuovi amici e amori, un lavoro, una ritrovata fiducia nel futuro. Eppure una certa irrequietezza resta sempre sullo sfondo mentre Olmo e Nonno Aime tentano disperatamente di far sì che le cose vadano per il verso giusto finché Diego non commetterà un passo falso troppo grande agli occhi della piccola comunità che li ha accolti e tutto crollerà. Nonno Aime e Olmo, però, non hanno certo paura di guardare in faccia il dolore, di sentirlo nelle ossa e di farsi travolgere da Diego, dalle voci nella sua testa e dalla sua malattia perché questo significa essere una famiglia, amarsi, anche quando il prezzo da pagare è così alto.

“Pensavo fosse più facile smettere di voler bene”.
“Certo che lo è”, risponde. “Ma ho dimenticato d’insegnartelo”.

“Luce rubata al giorno” ruota attorno al concetto di tensione ammissibile: qual è il punto di massimo sforzo che un edificio può sopportare prima di collassare? E quanti demoni possono sconfiggere i nostri tre protagonisti prima di soccombere? Riuscirà questa famiglia a resistere come l’Empire State Building travolto dal Bomber-25 oppure crollerà definitivamente? Emanuele Altissimo firma un libro d’esordio che racconta un dolore profondissimo ma lo fa attraverso la delicatezza degli occhi di un ragazzino come Olmo che nonostante tutto non può accettare di perdere suo fratello. Una scrittura elegante, un autore da tenere d’occhio.

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