“Il mondo inquieto di Shakespeare”: teatro e società a cavallo tra Cinquecento e Seicento

Raccontare la storia attraverso gli oggetti: è questa la modalità prediletta attraverso cui Neil MacGregor firma le sue opere di saggistica. Lo storico dell’arte ed ex direttore del British Museum con questo volume si propone infatti non tanto di illustrare la vita di Shakespeare quanto di descrivere chi erano le persone che accorrevano numerose ai suoi spettacoli.

Quel che ne esce fuori è un ritratto affascinante di cos’era vivere in Inghilterra tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, un periodo storico segnato dalla coda lunga del regno di Elisabetta I e l’inizio di quello di Giacomo I, dalla profonda inquietudine che attraversava la popolazione alle soglie del nuovo secolo ma anche da un certo fermento che avrebbe portato l’Inghilterra ad affacciarsi da protagonista sulla scena mondiale.

Dinastie, lotte per la successione, congiure, epidemie che si susseguono periodicamente, fatti che segnano epoche ma lo sguardo di MacGregor si sofferma sui dettagli, sul racconto del quotidiano: porta il lettore dal palco alla platea, lo fa viaggiare tra le strade della Londra dell’epoca, a stretto contatto con la vita di tutti i giorni. Medaglie, forchette, spadini, berretti da apprendista, calici veneziani, orologi musicali e preziose reliquie ci descrivono un pubblico variegato, di ogni estrazione sociale che per qualche ora condivideva lo stesso luogo e in esso portava innovazioni e pratiche quotidiane.

Tutto ciò succedeva perché il teatro inglese era d’ispirazione commerciale, rivolto quindi a tutti: nel resto dell’Europa c’erano ancora i teatri di corte mentre in Inghilterra si frequentavano gli stessi spettacoli, chi in piedi, chi in galleria ma comunque l’accessibilità era garantita a chiunque. Il teatro era sì intrattenimento – una delle forme più popolari – ma aveva anche una funzione didattica poiché le rappresentazioni più in voga erano i drammi storici che permettevano al popolo di apprendere la storia nazionale, di rinsaldare un senso di unità. Era un teatro dove elementi storici e sovrannaturali si alternavano, dove il gusto del macabro la faceva da padrone sullo sfondo di un nazionalismo di forte successo.

Ma com’era assistere ad una pièce dell’epoca? È MacGregor a guidarci alla scoperta di tutto ciò: gli spettacoli si tenevano nel primo pomeriggio e costavano circa un penny, non c’erano intervalli e neanche bar all’interno perché il cibo veniva distribuito tra le sedute. Come ricostruisce lo storico inglese è proprio il quest’ultimo a darci un’idea delle divisioni sociali: molluschi, gusci di frutta secca e non ma soprattutto di ostriche (considerate cibo per i più poveri) sono stati rivenuti dove c’erano i posto in piedi. Le persone più ricche, invece, portavano da mangiare al sacco, comprese posate e bicchieri.

Interessante anche come MacGregor ricostruisce il rapporto degli inglesi dell’epoca con il tempo. Il ticchettio dell’orologio viene introdotto proprio durante l’era elisabettiana: prima di allora il concetto stesso dei minuti era molto astratto, si ragionava solo sulle ore e soprattutto gli orologi erano pochi e pubblici mentre queste innovazioni portarono a quelli domestici che cambiarono la percezione stessa del tempo. Un cambiamento epocale che ebbe conseguenze anche sul teatro: era infatti necessario che il pubblico fosse puntuale, che avesse il tempo di comprare il biglietto e da mangiare perché altrimenti lo spettacolo non poteva iniziare ed era assolutamente necessario finire prima che calasse il buio per evitare scontri e risse.

E così MacGregor mescola queste informazioni alle opere di Shakespeare mostrando come fossero influenzate da quel che succedeva intorno loro, dagli usi e costumi del tempo, dalla politica, influenzando a sua volta tutto ciò. Questo perché i suoi drammi e le sue commedie erano l’occasione migliore per metabolizzare paure e inquietudini che attraversavano la società di allora ma anche opere che tutt’oggi mantengono una carica emotiva capace di catturare il pubblico nonostante il passare dei secoli. Il mondo inquieto di Shakespeare è un’edizione fotografica bellissima, ricca di curiosità e fatti storici che racconta al meglio lo spirito del tempo.

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